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Pharaonic

Recensione - Pharaonic

I giochi ambientati nell’antico Egitto hanno sempre un certo fascino, sarà che è un’ambientazione che per motivi inspiegabili non viene impiegata spesso nei videogames. Milkstone Studios si getta a capofitto fra le piramidi, per riportarci con Pharaonic dalle parti del primissimo Prince of Persia. D’altronde, fra Persia ed Egitto la strada non è tantissima...

Il Gioco

Una cosa è certa: ai ragazzi di Milkstone Studios devono essere piaciuti davvero tanto i vari giochi "Souls". Pharaonic infatti, se a prima vista può sembrare un clone in 2.5D di Prince of Persia, in realtà si rivela ben presto un sadico covo di trappole mortali, colpi sbagliati, parate fuori tempo, che portano alla inesorabile schermata YOU DIED. Se non vi siete spaventati da questa premessa e state ancora leggendo, non preoccupatevi: è anche peggio.

Pharaonic è ambientato nell’antico Egitto, e dopo una breve fase di creazione del nostro personaggio scegliendo fra una manciata di caratteristiche fisiche, ci butta nella mischia dandoci un accenno di quella che dovrebbe essere la trama del gioco: un antico Faraone, il Faraone Rosso, ha riportato in Egitto un manufatto che gli permette di vivere in eterno reincarnandosi dopo ogni morte. Con un balzo nel presente ci troviamo all’interno di una prigione, con una sacerdotessa che ci ha appena liberati lanciandoci una specie di sortilegio. Il resto ve lo lascio scoprire giocando.

Pharaonic poggia su un gameplay semplice da imparare ma difficile da padroneggiare. Come già ho accennato, è un action game a scorrimento in 2.5D, che tenta però di rendere i livelli più aperti: andare dal punto A al punto B non è un viaggio a senso unico, ma è possibile intraprendere una serie di strade diverse attraverso scorciatoie inserite qui e lì nelle varie ambientazioni. Il primo approccio al combattimento mi ha fatto capire che il gameplay è di una semplicità mostruosa: le mosse a disposizione sono poche e sono le classiche “colpo veloce e debole”, “colpo lento e forte”, “parata alta”, “colpo con lo scudo”, quest’ultimo che diventa fondamentale per spezzare la difesa degli avversari armati a loro volta di scudo. Ad amalgamare il tutto troviamo una fluidità di movimento e un frame-rate granitico, che agevolano il giocatore nell’incatenare combo utilissime per sopravvivere qualche minuto in più. I problemi cominciano quando ci troviamo a metterle in pratica durante il gioco. I nemici quando colpiscono fanno parecchio danno, quindi è fondamentale imparare a schivare i colpi rotolando indietro, oppure parandoli con lo scudo. I colpi che sferriamo noi stessi, invece, consumano una barra di stamina. Ciò vuol dire che il nostro campo di azione è abbastanza limitato nel numero massimo di mosse eseguibili prima di rallentare inevitabilmente. Il primo livello, come ormai ogni gioco che si rispetti, funge da tutorial alla vera azione che arriverà successivamente: ci vengono presentate le quest (o per lo meno una versione equivalente e molto semplificata di esse), i nemici sono pochi e spesso isolati (ma non per questo meno pericolosi), viene introdotto il sistema di inventario e quello di sviluppo del personaggio attraverso i livelli e i punti esperienza.

MX Video - Pharaonic

A dispetto della difficoltà in generale molto elevata, quest’ultimo è lasciato a poche opzioni e si limita all’aumento delle statistiche di base a ogni livello raggiunto mediante i punti esperienza accumulati. Le abilità del personaggio ci vengono insegnate da personaggi sparsi in giro per i livelli, mentre è l’equipaggiamento a rivestire una fetta molto importante della crescita del personaggio. L’equipaggiamento è recuperabile in diversi modi, ad esempio nei forzieri, nelle quest o dagli immancabili mercanti. A seconda di arma e armatura che scegliamo, il nostro stile di gioco cambia dandoci la possibilità di adattarlo maggiormente al nostro preferito: una pesante armatura ci darà un sacco di resistenza ai danni a scapito dell’agilità, viceversa un’armatura leggera ci permette di colpire e muoverci più velocemente, rischiando di morire ogni volta che un nemico ci colpisce. Recuperare energia è fattibile bevendo da un’apposita fiaschetta, le cui “cariche” sono limitate, ma che si possono recuperare uccidendo i nemici. L’alternativa è salvare la posizione ai totem, questo ripristina tutta la barra della vita e ricarica anche completamente la nostra fida fiaschetta.

Affrontare Pharaonic con leggerezza non è assolutamente consigliato. Un modo invece oculato per aver ragione dei combattimenti è quello di studiare il tipo di nemico, cercando di capirne bene i punti deboli e usandoli a nostro vantaggio, oltre al cercare il più possibile di evitarne i colpi attraverso capriole o le parate. Come ho già detto, il gioco si ispira tantissimo alla serie dei ”Souls”, non solo come difficoltà generale (in questo caso però, penso che la palma resti comunque ai Souls), ma anche per la presenza di alcune scelte di gameplay. Ad esempio, ogni volta che ci fermiamo ai totem di salvataggio per salvare la partita (il corrispondente dei falò di DS), tutti i nemici uccisi fino a quel momento ritornano in vita. Importante differenza invece è data dal fatto che in Pharaonic è possibile mettere effettivamente in pausa. Per i non anglofoni, avviso che il gioco è completamente in inglese. Non un ostacolo insormontabile, in quanto la parte narrativa è praticamente assente e bastano poche conoscenze di base della lingua, per capire quello che stiamo facendo o dove stiamo andando.

Amore

Dark Souls of Persia

- Devo ammettere che il mio primo approccio con Pharaonic è stato parecchio superficiale. Dopo le prime partite giocate con un misto fra la supponenza e l’arroganza, la cruda realtà mi si è materializzata davanti. Il gioco è difficile. Molto difficile. Occorre una notevole strategia e pazienza per completarlo. Non che il gameplay in sé sia particolarmente complesso o di difficile apprendimento, ma il tempismo nell’uso della parata o della schivata diventa fondamentale man mano che il gioco procede. I nemici fanno un gran numero di danni e incontrarne a gruppetti è abbastanza comune soprattutto più in la. Inoltre ogni volta che ci si ferma ai totem di salvataggio, tutti i nemici già uccisi respawnano. Sono presenti numerose boss fight, sia a metà che a fine livello. In un certo senso, l’unica cosa che non ha ereditato dai Souls è l’impossibilità di mettere in pausa.

Limitato solo in apparenza

- Nonostante la possibilità di spostarsi solo sul piano orizzontale in avanti e indietro, Pharaonic è strutturato in modo tale da formare una intricata rete di viuzze e scorciatoie che, in determinati momenti, lo rendono un vero e proprio labirinto. La soluzione al problema è costituita dall’acquisto delle mappe da appositi mercanti sparsi qui e lì nel gioco.

Odio

Alla lunga ripetitivo

- Forse è una caratteristica intrinseca nel genere, ma Pharaonic alla lunga diventa parecchio ripetitivo. Le tipologie di nemici che si incontrano sono poco varie, così come i modi di sconfiggerli. Inoltre il fatto che il gioco sia inevitabilmente segregato su un binario, limita molto le possibilità di azione e azzera le possibilità di fuga dai combattimenti (anche perché, a ogni salvataggio, i nemici respawnano davanti e dietro di noi). Dopo qualche ora di gioco diventa onnipresente questa sensazione di Deja Vu, che tuttavia viene attenuata dalla progressiva difficoltà della sfida.

Stilisticamente non molto ispirato

- A dispetto dell’ambientazione, che come già dicevo è una delle più pittoresche e non abbastanza sfruttate nel panorama videoludico, il level design di Pharaonic è piuttosto scarno, sia nelle aree interne che nelle esterne. La gamma di colori è tendente al giallo, mentre i dettagli dei i fondali spesso ripetitivi e poveri di oggetti. Stiamo comunque parlando di un action game a scorrimento in 2.5 D, ma uno sforzo in più poteva essere fatto, magari scegliendo direttamente una grafica completamente in 2D.

Trama praticamente inesistente

- Se cercate un videogioco dallo storytelling coinvolgente e appassionante, Pharaonic non fa per voi. La storia è lasciata in secondo piano (ma forse anche in terzo o quarto) e funge solo da collante fra un’ambientazione e l’altra. Nessun personaggio è veramente carismatico ed è riuscito ad appassionarmi. I vari NPC mi sono sembrati più dei “fornitori di quest” che dei veri e propri personaggi.

[CONCLUSIONI]
Milkstone Studios è riuscita a riadattare il gameplay dei Souls di Miyazaki in un action-picchiaduro a scorrimento. Pharaonic è sicuramente un esperimento riuscito, considerando anche il budget che uno studio del genere può avere, e il prezzo finale del gioco. Consigliato sicuramente a tutti quelli che amano le sfide impegnative, mentre è sconsigliatissimo ai giocatori che cercano quella mezz'oretta di relax dopo una dura giornata di lavoro.
7.5

Recensione realizzata grazie al supporto di Milkstone Studios e Xbox.


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L'autore

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Quando gli hanno chiesto di comporre una Bio, ha pensato subito alla natura e all’ambiente. Una volta rinsavito, ci ha raccontato di essere un appassionato di Basket e Calcio, videogiocatore accanito, predilige RPG, FPS e TPS. In generale però non si tira indietro di fronte a nulla. A tempo perso è anche speaker in una Web Radio.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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