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The Bureau: XCOM Declassified

Recensione - The Bureau: XCOM Declassified

Inizialmente annunciato nel mese di aprile del 2010 come un FPS, XCOM ha subìto negli anni diverse e radicali trasformazioni, anche a causa di una complicata gestione tra due studi che si trovavano agli estremi del mondo: la sede di 2K in Australia e 2K Marin negli USA. A distanza di ben tre anni, ecco finalmente arrivare The Bureau: XCOM Declassified, uno sparatutto in terza persona con elementi tattico-strategici tipici della serie. Scopriamo insieme se tutto questo tempo ha giovato al titolo oppure no.

Il Gioco

È l’anno 1962 e siamo nel pieno della Guerra Fredda, con gli americani che cercano di ostacolare il Comunismo e scoprire qualsiasi spia russa che possa mettere in ginocchio la nazione. Nonostante il trambusto, da anni un’agenzia governativa speciale si sta occupando di particolari ritrovamenti che sembrano ricondurre ad una civiltà extraterrestre. Nel bel mezzo di una riunione in una base sotterranea segreta, proprio quando l’agente William Carter sta per portare le prove della loro esistenza al direttore Faulke, un alieno che si era infiltrato ed aveva preso le sembianze di una agente di scorta riesce a sparare a Carter e a mettere le mani sulla valigetta che andava consegnata. L’attacco alieno ha così inizio e Carter, che nel frattempo si ritrova misteriosamente vivo e con l’infiltrata carbonizzata al suo fianco, deve riuscire a sopravvivere alle prime ondate di nemici, trovare superstiti e cercare di riunirsi a Faulke. Il nostro compito sarà quindi quello di combattere questa minaccia e allo stesso tempo appropriarci delle loro tecnologie per poterli sconfiggere ed arrestare la loro colonizzazione.

Fin dall’inizio The Bureau: XCOM Declassified propone un mix tra ambientazioni anni ’60 contaminate dal processo di terraformazione alieno a missioni dal respiro puramente fantascientifico, con presenza massiccia di attività extraterrestre e strutture altamente tecnologiche: vista questa curiosa fusione pensata dagli sviluppatori, ovviamente non avremo a disposizione soltanto armi tradizionali ma anche quelle degli Esterni. Tra gli alieni, oltre ai classici Grigi e ai combattenti elite, non mancano creature più strane come Blob, Sectopodi, Muton, Titans, oggetti animati in grado di attaccarci e zombie-amebe denominati Sonnambuli che si limitano a popolare le cittadine abbandonate: questa biodiversità contribuisce a rendere i combattimenti molto più variegati di quanto già non siano e a non far scendere mai l’attenzione del giocatore. A tal proposito, è doveroso approfondire il sistema di combattimento del gioco che si basa sulla selezione delle abilità e su un sistema di coperture tipico dei TPS: premendo il tasto B possiamo attivare la ruota dei poteri, scegliere i nostri talenti o quelli dei nostri agenti e quindi attivarli premendo il tasto A. A seconda del potere selezionato, il gioco ci richiederà di entrare in modalità Focus Tattico e quindi decidere in quale area dell’ambiente far applicare il potere; una volta che avremo impartito gli ordini ai nostri partner possiamo uscire dalla ruota dei poteri per renderli effettivi. È fondamentale ricordarsi che gli ordini vanno impartiti in fretta poiché il gioco non è in pausa, ma entra solo in una sorta di modalità slow-motion in cui le azioni nemiche sono notevolmente rallentate.

Per quanto riguarda i nostri compagni agenti che ci assistono a gruppi di due nel corso di missioni principali e secondarie, gli sviluppatori hanno pensato bene di darci la libertà di personalizzarli sia nell’aspetto fisico che nel loro equipaggiamento. Le classi disponibili sono quattro (Ricognitore, Ingegnere, Supporto e Commando) e ognuna di queste ha un suo personale armamentario e dei talenti unici. Ad esempio, la classe Supporto può esserci utile soltanto con delle pistole, ma la sua debolezza bellica viene compensata da capacità nel campo medico che nessuna delle altre tre classi è in grado di offrire; al contrario, la classe Ricognitore è perfetta per sbarazzarsi dei nemici con Colpi Critici e Bombardamenti. Sta al giocatore il compito di bilanciare di volta in volta i poteri dei suoi partner e decidere quali sono quelli più utili per la missione in corso o quella successiva, motivo per cui il gioco prima di partire dalla nostra base ci chiederà sempre un controllo pre-lancio e ci verrà poi offerta la possibilità di sostituirli a missione già avviata. Sia il protagonista William Carter che i suoi collaboratori condividono un sistema di livelli basato sull’esperienza in campo: più saremo vicini al livello 10, più avremo a disposizione poteri unici e una migliore salute; non solo, il livello degli altri agenti è fondamentale per le missioni di consegna che richiedono ai nostri sottoposti di lavorare in solitaria senza i nostri ordini e il nostro appoggio.

Infine The Bureau: XCOM Declassified si presenta con quattro difficoltà selezionabili, ma a differenza degli altri titoli e a seconda del livello selezionato sono presenti anche delle differenze nelle meccaniche di gioco, principalmente riguardanti la gestione degli agenti. In difficoltà “Pivello” è facile sbaragliare gli avversari nonostante riescano comunque ad opporci resistenza, mentre gli agenti inabili possono essere rianimati con più calma e il reclutamento partner può essere effettuato al termine di scontri, alle stazioni di rifornimento e all’interno della base. Se si sceglie “Soldato”, i nemici sono più potenti e gli agenti a terra perdono sangue più velocemente; il reclutamento avviene invece sia attraverso le stazioni di rifornimento, sia attraverso l’XCOM. In “Veterano” gli scontri si fanno molto più tattici ed è già richiesta una notevole cooperazione, di conseguenza gli agenti muoiono più facilmente e sarà possibile reclutarli solo alla base. Infine, a difficoltà “Comandante” è necessario studiare più volte il campo di battaglia e pianificare ogni singola mossa, mentre gli agenti che risulteranno inabili saranno poi inutilizzabili per tutta la durata dello scontro anche in caso di rianimazione. Per questa recensione ho portato avanti le missioni principali a difficoltà “Soldato” e ognuna di esse può durare fino a 2 ore se, come me, siete anche voi amanti delle esplorazioni e dei collezionabili.

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Amore

Minaccia sconosciuta

- Fin dai primi minuti di gioco si respira un’aria ricca di tensione e di mistero, e questa sensazione aumenta nel momento in cui vengono appositamente lasciate in sospeso alcune domande relative al protagonista e alla storia, ad esempio: cos’è successo a Carter nel momento in cui stava per essere ucciso e si è invece poi ritrovato a terra con accanto il nemico carbonizzato? Perché ha reagito ai test messi appunto dagli scienziati per scoprire gli Infiltratori, ma poi il direttore della struttura accantona la questione come se nulla fosse? Queste ed altre domande, che non starò qui ad anticiparvi, vi tormenteranno nel corso della storia e non è detto che troverete una risposta a tutto: complimenti quindi al team di scrittori e sceneggiatori.

Scontri appaganti

- In tutte le missioni affrontate, non c’è mai stato uno scontro che mi abbia annoiato: oltre all’ottimo lavoro da parte dei level designer nel costruire gli ambienti e nel piazzare in maniera adeguata coperture e munizioni, il vero merito è dato dalla selezione dei nemici che scendono in campo e dalla possibilità di variare in continuazione la propria squadra, potendo così scegliere e giocherellare con poteri e talenti differenti. All’inizio dell’avventura non l’avrei mai detto, visto che il combattimento non è mai diretto bensì molto ragionato.

Scelgo te!

- Come ho già accennato, tra gli elementi positivi troviamo le numerose abilità a disposizione, ognuna con degli effetti unici, sia da far attivare ai nostri partner che da sfruttare per conto nostro. Tra ologrammi che attirano il fuoco nemico, mine, scudi anti-proiettili e rigenerativi, stimolanti e altri poteri, quello che fa più tenerezza è sicuramente il Blob Silicoide alleato che possiamo far scendere in battaglia quasi come un Pokémon: il piccolino ci difende, attacca il nemico e si dà veramente da fare, tant’è che in un’occasione ha persino messo fine quasi in solitaria ad un Sectopode Corazzato. Peccato non poterlo ricompensare!

Area 51, anzi no… XCOM

- Una delle parti più interessanti del gioco è sicuramente la base dell’agenzia per cui lavoriamo e che può riportare alla mente celebri basi segrete come quella dell’Area 51: proprio come nelle più classiche teorie del complotto alieno che vedono coinvolta quella particolare area militare del Nevada, anche in quella dell’XCOM si svolgono esperimenti top secret su tecnologie aliene e sulle creature extraterrestri. Inoltre, con il passare del tempo e delle missioni, scopriremo sempre più sezioni di questa base che alla fine si rivelerà davvero vasta e ricca di dipartimenti.

Doppiaggio

- Come sempre ottimo il lavoro di doppiaggio e di localizzazione italiana che viene operato su tutti i giochi di 2K Games, con voci azzeccate per tutti i personaggi principali e per lo più anche per quelli secondari. Peccato soltanto per la sincronizzazione del labiale non sempre eccezionale ma a cui si è ormai abituati.

Odio

E la Co-Op?

- Quando si gioca a The Bureau: XCOM Declassified, la cosa che viene subito in mente è essere alle prese con agenti comandati dalla CPU, senza avere la possibilità di sostituire la propria squadra con nostri amici. Ovviamente in presenza di una co-op offline e online si sarebbe perso il fattore tattico e gestionale, che ci vede ogni volta comandare i nostri partner e scegliere con che abilità colpire gli avversari, ma nulla vietava agli sviluppatori di offrire una modalità alternativa della storia oppure delle operazioni investigative separate dalla trama principale.

Scopiazzature

- Una volta terminata la prima missione, si fanno subito molto più evidenti le scopiazzature dalla serie Mass Effect: abbiamo una base esplorabile simile alla Normandy, un sistema di dialoghi totalmente identico anche se non ci vengono offerti punti Eroe o Rinnegato, una "mappa galattica" incentrata in questo caso sugli Stati Uniti d’America, una ruota dei poteri da cui scegliere e tanti altri elementi che non starò ad elencare. E se si scava a fondo nella trama, anche lì pian piano iniziano a sorgere piccole similarità…

Cambio radicale del concept

- Chi ha seguito lo sviluppo di questo titolo sa di cosa sto parlando, altrimenti vi consiglio caldamente la lettura di questo lungo approfondimento a cura di Polygon. Il concept presentato all’E3 nel 2010 era davvero su un altro livello: un gameplay molto più libero, un mistero ancora più fitto intorno agli oggetti e alle creature che il giocatore incontrava e, soprattutto, una maggiore componente investigativa. Insomma, anche se si trattava di uno sparatutto in prima persona, l’elemento principale non erano certamente le sparatorie. Un peccato che alla fine si sia arrivati alla cancellazione di quel progetto, sebbene parti di esso continuino a vivere in questo The Bureau: XCOM Declassified.

Tiriamo le somme

Se siete amanti degli sparatutto in terza persona con elementi strategici e di un’atmosfera che mescola il mistero della scoperta degli alieni e della loro tecnologia innovativa allo stile retrò degli anni sessanta, allora dovete dare una possibilità a The Bureau: XCOM Declassified: certo, i difetti non mancano, ma le ottime meccaniche di gioco e la trama ricca di suspense compensano in parte tutti i punti negativi della produzione. Se soltanto il suo sviluppo non fosse stato così travagliato, avremmo potuto avere tra le mani un nuovo gioiellino da poter conservare e lucidare ad ogni sua nuova uscita. 7.7

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L'autore

Dopo aver iniziato a bruciare la Play con Crash Bandicot, ha poi saltato una generazione intera di console. L'incontro con la 360 avviene nel 2007 a San Marino, nel tentativo di evadere un po' di tasse. La sua folle passione per Gears of War lo porta ad entrare in MX e a sognare un giorno di lavorare per Epic Games, per i quali è già diventato moderatore del forum ufficiale.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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