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Dead Space 3

Recensione - Dead Space 3

“Twinkle Twinkle Little Star…” così esordiva il primo spezzone di “Dead Space, La Forza Oscura”, prequel d’animazione del primo Dead Space del 2008. Sono passati poco più di quattro anni da allora e siamo giunti al terzo capitolo: sviluppato da Visceral Games e pubblicato da Electronic Arts, Dead Space 3 va a completare la trilogia sulla presente generazione di console. Scopriamo insieme in che modo.

Il Gioco

Dopo gli eventi narrati in Dead Space 2, Isaac Clarke è ricercato dal governo terrestre e dai fanatici Unitologisti. Durante una delle sue fughe, lo scienziato si imbatte in una squadra che sostiene di aver trovato il pianeta di origine dei marchi: Tau Volantis. Parte dunque qui l’avventura narrata in Dead Space 3, l’ultima fatica di Visceral Games; non mi dilungherò in ulteriori accenni riguardanti la trama per non cadere in facili spoiler. Appena inserito il primo dei due dischi nella console, subito ci accorgiamo delle novità inserite nel gioco: le voci “nuova partita+” e “campagna co-op” sono solo un assaggio di quello che ci aspetta in questo terzo capitolo. Dopo aver avviato la campagna in singolo, un breve filmato introduttivo ci riassume le vicende accadute fino ad oggi, in modo che anche chi si avvicina per la prima volta alla saga possa godere della trama. Consiglio a questi, però, di correre immediatamente a comprare anche i primi due giochi e di fustigarsi chiedendo perdono al Dio dei Videogiochi per non averlo fatto prima.

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La prima missione, che funge da prologo al gioco, non è che un breve tutorial che ci insegna a impratichirci con i comandi e ci mostra alcune piccole novità dovute alla rimappatura dei pulsanti rispetto ai due predecessori. Su quest’ultimo punto pesa un po’ la totale mancanza di un libretto di istruzioni cartaceo, che è comunque reperibile in pdf sul sito ufficiale del gioco. Sin dai primi passi si può notare che non ci troviamo più di fronte a un Survival Horror puro, quanto più a uno sparatutto in terza persona sullo stile di Gears of War. Lungo tutto lo svolgimento del gioco siamo incalzati da sparatorie sempre più frequenti e difficoltose, e viene un po’ a mancare quel pizzico di tensione su cui si reggeva parte della narrazione in passato. La componente di cui si sente la mancanza è una forte intelligenza artificiale: i nemici rimangono spesso imbambolati e scoperti a prendersi fucilate in faccia. L’unica difficoltà è rappresentata dalla resistenza fisica dei nemici, che aumenta proporzionalmente con il livello scelto. L’unica parte che è rimasta quella dei Survival Horror classici è quella relativa agli enigmi. Per portare a termine alcune missioni, siamo infatti chiamati a risolvere piccoli enigmi in stile “Dead Space Ignition”, oppure a giocare con stasi e telecinesi.

Una volta completata la campagna in single player, che si aggira intorno alle 15 ore giocando senza strafare e alla difficoltà normale, si sbloccano una serie di nuove modalità per aumentare il livello di sfida. Queste sono: “nuova partita+”, che permette di rigiocare da capo mantenendo i potenziamenti e gli oggetti che abbiamo ottenuto con fatica nella precedente partita e scegliendo un livello di difficoltà a piacere; la modalità “classica”, che ci permette di rigiocare a Dead Space 3 con le impostazioni di base dei vecchi giochi: niente editor delle armi, sistema di mira classico e niente co-op; la modalità “sopravvivenza”, che ci mette di fronte al gioco eliminando le munizioni e i kit medici dai cadaveri dei nemici e obbligando a creare ognuno di questi oggetti attraverso un terminale. L’ultima modalità infine è quella “estrema”: una vita e una soltanto. Si può salvare e proseguire, ma se si muore si ricomincia da capo. Completando questa modalità, si sblocca una ulteriore “modalità retrò”, che non apporta nessuna modifica al gameplay ma introduce una palette di colori ed effetti grafici diversi, per far somigliare il gioco a uno degli shooter vecchio stampo.

I più attenti avranno notato che ho accennato all’editor di armi: è stata una delle prime novità ad essere annunciate, e una delle più pubblicizzate. Ebbene, c’è e funziona a meraviglia. Durante l’esplorazione delle ambientazioni è molto comune imbattersi in tutta una serie di oggetti che possiamo raggruppare in tre classi: medikit e munizioni, materiali e componenti/potenziamenti. Queste ultime due classi di oggetti sono quelle che ci interessano in questo momento. Attraverso apposite macchine sparse abbastanza frequentemente lungo il gioco, possiamo infatti creare uno sterminato arsenale per soddisfare ogni nostra sadica fantasia. E’ possibile creare la nostra macchina di morte preferita utilizzando progetti di armi pre-esistenti oppure combinare parti di armi create sul momento o trovate anch’esse in giro per l’avventura. Esistono due modi per ottenere questi progetti: o ricercandoli durante l’avventura, sparsi qua e là per le ambientazioni, o scambiandoli con il compagno nella modalità co-op. Le possibilità di creazione e gli effetti finali dell’arma sono davvero illimitate e possono adattarsi a qualunque stile di gioco. Vogliamo avere un’arma devastante a distanza ma anche letale in caso di accerchiamento a contatto? È possibile. L’unico limite è la fantasia o la carenza di risorse. Per ovviare a ciò, Visceral ed Electronic Arts hanno inserito nel gioco un sistema di micro-transazioni, alla stregua di quanto già visto in Mass Effect 3: per una manciata di Microsoft Points è possibile acquistare dallo store on-line tre tipi di pacchetti di risorse e potenziamenti che andranno a rimpinguare le nostre scorte. Che gentili, eh! In alternativa è possibile acquistare gli stessi pacchetti, utilizzando i crediti reperibili direttamente nel gioco tramite alcuni robot-sonda appositi, che sono potenziabili per raccogliere maggiori quantità, sempre dietro un piccolo obolo di 400 MSP.

L’altra grossa novità (finalmente) introdotta, è la co-op. Archiviato un comparto multiplayer cooperativo-competitivo che lasciava un po’ perplessi, Visceral con Dead Space 3 ha deciso di dedicarsi a una vera e propria campagna da giocare con un amico. Intendiamoci, non parlo di una nuova campagna, la trama principale è sempre quella, ma riadattata per essere giocata in due. Purtroppo non esiste la possibilità di giocare in split-screen ma solo online con una sorta di matchmaking che ci permette di scegliere se giocare con un amico o con un altro giocatore scelto a caso. La campagna co-op contiene alcune missioni opzionali esclusive, che non possono essere giocate se non in questo modo.

Parlando invece in generale degli altri aspetti del gioco, la grafica si è mantenuta più o meno al livello del precedente capitolo, senza stravolgimenti. La colonna sonora è in grado di calarci perfettamente nell’atmosfera del pianeta ghiacciato Tau Volantis, mentre il doppiaggio è affidato allo stesso team che ci ha accompagnati nei due precedenti capitoli.

Amore

Trama coinvolgente

- Se vi siete appassionati, come ho fatto io, alle vicende narrate nella saga di Dead Space, con Dead Space 3 avete pane per i vostri denti. Vengono infatti approfonditi ed espansi numerosi temi trattati, e il susseguirsi degli eventi non vi stancherà. L’unico lato negativo deriva dai riferimenti saltuari agli eventi raccontati nel libro Dead Space Martyr, che possono disorientare chi non lo ha letto. A tal proposito ve lo consiglio caldamente: è veloce, leggero e svela particolari molto interessanti sulla storia del Marchio Nero e di Unitology.

Mediamente longevo

- Premettendo che non sono uno speedrunner ma che mi piace godermi ogni singolo aspetto di un gioco, e che l’ho affrontato alla difficoltà normale, sono riuscito a concludere la campagna principale in una quindicina di ore circa, affrontando 2 o 3 delle 10 missioni secondarie e facoltative e portando a termine il gioco all’85%. Le prospettive quindi sono quelle di un titolo longevo anche a difficoltà più elevate.

La cooperativa

- Il multiplayer competitivo di Dead Space 2 è stato eliminato e sostituito da una ben più attinente co-op a due giocatori. Questa campagna è del tutto identica a quella in giocatore singolo, eccezion fatta per alcune missioni extra giocabili solo con un amico. Un’altra differenza è l’approccio nella risoluzione degli enigmi, che devono essere per forza superati cooperando. Durante la partita è possibile scambiare progetti, risorse, oggetti e armi con il proprio compagno di avventure. Peccato che sia esclusivamente online e che non sia presente uno split-screen.

L’editor delle armi

- La feature più pubblicizzata prima del lancio è forse anche quella riuscita meglio. L’editor delle armi è qualcosa di sconfinato. E’ possibile combinare un’infinità di pezzi, accessori e potenziamenti per creare l’arma adatta a soddisfare qualunque nostra esigenza, situazione e mostro. E’ inutile fare un elenco di quello che abbiamo a disposizione, siamo vicini a un numero tendente a infinito.

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Odio

Poco Survival…

- La trasmutazione a cui si sottopongono tutti i titoli EA ha colpito anche la saga di Dead Space. Dead Space 3 purtroppo non è più un Survival Horror dai classici canoni, in cui per arrivare sani alla fine occorreva centellinare le armi e munizioni e fuggire da orde di nemici inferociti senza sparare un colpo. Ora ci troviamo di fronte a un “Gears of Dead Space” in cui affrontiamo orde su orde di nemici dall’IA simile a quella di un soprammobile, disponendo di un arsenale pressappoco illimitato e dalla potenza devastante. E’ prevista anche una modalità per riavvicinare il gioco ai fasti antichi, peccato però che occorra completare il gioco almeno una volta per sbloccarla.

…ed ancor meno Horror

- Nei mesi che precedettero l’uscita del gioco, qualcuno in EA sostenne che i precedenti capitoli fossero “troppo paurosi”, e che in Dead Space 3 si sarebbe fatto qualcosa in tal senso. Purtroppo, quel qualcosa è stato fatto. La parte strettamente horror della saga si è progressivamente affievolita, fino ad arrivare allo zero con quest’ultimo capitolo. Le scene che mi hanno fatto sobbalzare sono state due o tre in tutto il gioco, praticamente solo all’inizio e dovute alla comparsa improvvisa di qualche Necromorfo. Inoltre è scomparsa totalmente l’atmosfera angosciante che ha pervaso tutti i Dead Space fin qui creati. Addirittura abbondano gli spazi aperti e la luce del sole!

Troppo lineare e ripetitivo

- Eccezion fatta per le 10 missioni extra (alcune dedicate esclusivamente alla campagna co-op), Dead Space 3 è caratterizzato da una linearità quasi perfetta. Perdersi nei livelli è praticamente impossibile e la via è sempre una e una soltanto. In molte occasioni inoltre, le situazioni si ripetono e diventano parecchio prevedibili: per esempio capiterà spessissimo che ogni certo numero di porte aperte, una di esse si “incepperà” e arriveranno decine di Necromorfi pronti a farvi la pelle. Sono solo trucchetti di gameplay, ma un gioco che si presenta come survival horror poteva essere strutturato diversamente, magari con qualche cut-scene in più e meno azione fine a se stessa.

La minestra è troppo allungata

- Il gioco è diviso in due “tronconi” ben distinti. Abbiamo una prima parte, fino più o meno al capitolo 11, in cui la trama scorre velocemente e piacevolmente, e una seconda parte in cui assistiamo a un blocco della narrazione e a un progressivo aumento delle parti d’azione pura. L’espediente utilizzato è sempre lo stesso: Clark e il suo gruppo devono andare dal luogo A al luogo B. C’è una strada comoda e rapida per raggiungere B, ma solo i suoi compagni riescono a raggiungerlo indenni, mentre lui precipita in un’altra strada più lunga e piena di nemici. In questo modo si interrompe la narrazione e si allunga la minestra.

Microtransazioni? Davvero?

- Se avete già letto qualche mio pezzo, probabilmente lo sapete come la penso delle micro transazioni: il male assoluto. In Dead Space 3 fortunatamente, almeno ai livelli più bassi, è possibile non usufruirne del tutto. I nemici e i vari contenitori sparsi nel gioco forniscono le risorse, armi e munizioni sufficienti per proseguire con l’avventura senza nessun problema. Inoltre alcuni degli accessori acquistabili sono totalmente inutili, come il “Pacchetto personalità robot” che rende semplicemente “spiritoso” il robottino-sonda che raccoglie i minerali. I pacchetti acquistabili comprendono anche nuove armi e nuove tute.

Tiriamo le somme

Da grande amante dei survival horror, ritengo Dead Space 3 in un certo senso una delusione. Non dalla parte degli avvenimenti e del racconto, che comunque riesce a tenere incollato il giocatore fino alla fine, quanto per l’involuzione e la trasformazione del gameplay e del genere del gioco. Non è più un survival horror ma è uno sparatutto in terza persona. E’ stato snaturato, in parte, quello che era il concept originale del gioco. Tuttavia non gettiamolo via: i fan della trilogia e gli appassionati del genere action lo ameranno. 7.5

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L'autore

Quando gli hanno chiesto di comporre una Bio, ha pensato subito alla natura e all’ambiente. Una volta rinsavito, ci ha raccontato di essere un appassionato di Basket e Calcio, videogiocatore accanito, predilige RPG, FPS e TPS. In generale però non si tira indietro di fronte a nulla. A tempo perso è anche speaker in una Web Radio.

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Commenti

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