Recensione - Fable: The Journey
di
Vincenzo Valerio / EsOasis
P 14 ott 2012
Il Gioco
In questo prologo di una ventina di minuti, impareremo a tirare le redini per far sterzare il nostro carro o schioccarle per andare a trotto e per regolare la velocità in base alle nostre esigenze. Di norma infatti andremo al trotto ed al galoppo: per passare dalla prima alla seconda velocità basterà schioccare le redini, mentre la terza è un breve scatto che va dosato perché consuma energia ed affatica Stella. Per passare dal galoppo al trotto basta fare un movimento tenendo le braccia basse ed avvicinandole al petto, mentre per fermarsi bruscamente dobbiamo portarle in alto fin dietro la testa. Tutti movimenti molto simili alla realtà, riprodotti con molta fedeltà senza il vero rischio di disarcionamento. Sulla strada troveremo delle file di sfere di tre diversi colori: se prese a diverse velocità si trasformano in esperienza che va a depositarsi in una barra esagonale in alto a sinistra dello schermo. Riempita questa, si ottiene un gettone che può essere speso nella sezione potenziamenti, dove possiamo migliorare sia le nostre magie che la nostra amica Stella. Verso la fine del tutorial la strada di Gabriel e del resto della carovana si divide a causa di un misterioso temporale che distrugge un ponte e ci lascia all’altra estremità. L’imbocco di una via sconosciuta ci porterà a salvare la vita di una vecchia conoscenza per chi segue la saga: la veggente cieca Theresa. Caricandola sul nostro carro ci ritroveremo a fuggire da un noto nemico che i fan hanno già combattuto negli episodi principali. Da qui in poi comincia Fable: The Journey.
Come detto in precedenza, questo capitolo si discosta e non poco dalle meccaniche del classico Fable: qui ci troviamo di fronte ad un gioco su rotaia, dove Kinect è con visuale in soggettiva per comandare le mani di Gabriel. Poche sono le possibilità di scelta date al giocatore: qualche bivio qua e là, la possibilità di fermarsi in punti predeterminati per curare Stella e spostarsi in tre differenti posizioni durante gli scontri a piedi. Man mano che proseguiamo nel gioco apprendiamo diversi tipi di magie che potremo lanciare contro i nemici che ci si pareranno davanti. Nemici che ogni fan riconoscerà con piacere, come Hobbe, Balverini, Piagati e Troll.
Le meccaniche sono quanto di più semplice possiate aspettarvi: con la mano sinistra avrete a disposizione un lazo magico utile per lanciare in aria i nemici più leggeri, stordire quelli dotati di scudi e più avanti altre magie che non svelerò. Con la mano destra invece potrete lanciare fulmini e successivamente altre magie offensive. Molto utile la possibilità di contrattaccare rispedendo indietro proiettili e frecce parandosi con il braccio sinistro. Tutte azioni ben gestite e soprattutto ben viste dal Kinect (anche se serve una taratura molto accurata da fare spesso). I limiti non strutturali ma forse di una differenza tra realtà e grandezza di uno schermo TV sono avvertibili spesso, soprattutto quando per colpire un nemico od oggetto serve una precisione certosina. Qui ci si rende conto come in Lionhead abbiano utilizzato una sorta di auto mira simile a quella utilizzata negli sparatutto in prima persona per console.
Amore
Curato e godibile
- Per la prima volta nella storia di questa celebre saga, in Fable: The Journey si è scelto di affidarsi al famoso Unreal Engine 3. Vista la natura del gioco, nessuno si aspettava la complessità di un Gears of War ed infatti ci troviamo dinnanzi ad un titolo buonissimo ma non perfetto. Sono stato colpito più di una volta dagli splendidi panorami, peccato non poterseli godere appieno perché spesso avremo a che fare con le redini del nostro cavallo che ci limiteranno la visuale. Fossi stato in Lionhead avrei inserito una feature libera che ci permettesse di fermarci e scendere dalla carrozza, magari attivando una sorta di modalità fotografica. Deludono invece le texture: sui lati delle montagne ad esempio i grossi lastroni di pietra spesso risultano solo grigi. Il giudizio globale però è molto buono, non mi aspettavo di certo una qualità simile per un titolo Kinect.British humour
- Personalmente adoro l’umorismo inglese e, viste le origini degli sviluppatori, la saga di Fable ne ha sempre avuto in quantità: Fable: The Journey non fa eccezione. Non sto qui a svelarvi tutte le brillanti battute, ma spesso mi sono ritrovato a ridere da solo davanti agli accadimenti così surreali ed assurdi che il gioco ci propone: straordinario ad esempio il ragionamento di Gabriel che si ritrova a pensare ad un possibile sfortunato tizio che cade in un buco senza fondo, stancandosi di urlare dopo due settimane di caduta. Oppure quando scopriremo la causa per cui un inespugnabile forte cadde anni prima per colpa dei Piagati: ci troveremo a rivivere quella folle notte nel tentativo di riaccendere il faro che li avrebbe dovuti tener lontani.Quasi riposante
- Chi ha in casa un Kinect sa bene quanto sia faticoso giocare a lungo un qualsiasi titolo ad esso dedicato: sudore, dolori muscolari e per i meno allenati addirittura crampi sono all’ordine del giorno, ma Fable: The Journey è un meno esigente perché si può giocare da seduti. Non è una novità visto che anche Child of Eden lo permetteva, ma il gioco Sega era un ibrido giocabile anche con il Joypad, questo invece è Kinect Only.Odio
E’ uno spin-off , ma piacerà ai fan?
- Questa è la domanda che in Lionhead si saranno fatti più di una volta. Da giocatore dai tempi del primo episodio mi sento di tirare le somme su questo strano spin-off: questo differente approccio ha forse impedito ai programmatori di rendere Fable: The Journey un vero e proprio Fable eliminando alcune feature che erano ormai diventate un marchio di fabbrica della serie. Gli approcci interpersonali con i personaggi, il nostro orientamento morale e tante altre piccole cose che solo un RPG può dare sono state abbandonate vista la natura del titolo. Azzardo un pensiero: secondo me l’abbandono di Molyneux, o almeno una delle concause di questo, è proprio da attribuire alle scelte imposte da Microsoft tendenti allo snaturamento della sua creatura.Eccessivamente lineare e poco rigiocabile
- Parlando di linearità in un gioco su binari è come scoprire l’acqua calda. La cosa di cui però mi lamento è la scarsa voglia di sforzarsi creando bivi, tanti da poter permettere una rigiocabilità alta anche dopo aver finito il gioco e tenere lontana la noia. Qualcosa insomma che permettesse più controllo e libertà al giocatore senza vincolarlo troppo alla partenza automatica, all’arrivo ad un punto predefinito, al combattimento ed alla ripartenza verso il prossimo combattimento. L’eccessiva linearità pregiudica anche la longevità, una volta finito infatti difficilmente avrete voglia di ricominciare. C’è una modalità arcade da giocare e qualche collezionabile, utili per apprendere diverse sfumature dei personaggi di Albion, ma poco altro.Tiriamo le somme
Sulla storia di Fable ci si potrebbe discutere per ore. La mia convinzione è che questa saga sia stata rovinata sin dai primi roboanti annunci all’epoca della prima Xbox, quando un ruspante Molyneux caricava i fan presentando il rivoluzionario Project Ego, titolo così ambizioso quanto (forse ancora oggi) irrealizzabile. Dopo diversi tagli decisi nacque Fable e non era la stessa cosa ma comunque un gioco ottimo, anzi eccellente. Quello che voglio dire è che se un giocatore si avvicina a Fable: The Journey libero dal pensiero di un nuovo e rivoluzionario Fable allora lo potrà apprezzare, anzi scoprirà inedite sfaccettature riguardanti la storia. Giocare con la mente libera da possibili hype farà la differenza: consideratelo come uno spin-off leggero e spensierato pensato per Kinect e potreste ritrovarvi un gioco molto piacevole, non privo di difetti ma sicuramente interessante. Io l’ho fatto e personalmente l’ho apprezzato, ma per questo non mi sento di criticare chi l’ha recensito bocciandolo perché si aspettava un vero Fable hardcore. Questione di hype, e di marchio. 8.0›
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