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Silent Hill: Downpour

Recensione - Silent Hill: Downpour

di Davide Mapelli / MAPO78 P 6 apr 2012
Negli ultimi anni è ormai prassi delle software house nipponiche affidare i propri giochi, anche brand storici, a sviluppatori occidentali; una scelta dettata dal tentativo di avvicinarsi ai gusti di noi giocatori e da una crisi creativa che sembra non avere fine. Questa volta è il turno dei ragazzi cechi di Vatra Games affrontare con Silent Hill: Downpour la non semplice sfida di ridare il giusto peso ad una delle saghe che ha costruito il genere Survival Horror. Scopriamo insieme il risultato di questo ritorno a Silent Hill.

Il Gioco

Murphy Pendleton: questo il nome del malcapitato protagonista che finisce nelle grinfie della città infernale per eccellenza. Carcerato dal passato oscuro e peccaminoso, Murphy è vittima di un incidente stradale assieme ad altri prigionieri durante il trasferimento verso un penitenziario di massima sicurezza, incidente che lo condurrà nel peggior posto possibile, quella Silent Hill che non lascerà scampo alla sua fragile psiche, già sconvolta da un passato difficile da accettare. Ovviamente è inutile approfondire in questo articolo altri aspetti della trama, vero cardine dell'esperienza di gioco; vi basti sapere che tutto è volutamente tenuto nascosto. Il gioco stesso racconta le vicende di Murphy poco alla volta, lasciando il giocatore nel dubbio e dando risposte a tutte le nostre domande solo nella seconda metà dell'avventura, specialmente verso la conclusione. Come da tradizione possiamo imbatterci in uno dei differenti finali, ben sei di cui uno disponibile solo dopo aver completato il gioco almeno una volta, dando vita a parecchi "what if.."; tutte queste differenti soluzioni sono influenzate da vari fattori di gioco ed anche da alcune scelte che il giocatore deve compiere in momenti cruciali dell' avventura.

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Dal punto di vista del gameplay vero e proprio è chiaro il mandato affidato da Konami ai ragazzi di Vatra: riportare sul giusto binario la serie, se non addirittura l'intero genere, vista la cronica carenza di veri survival horror in questa generazione. A tal scopo il nuovo team che ha pensato di far leva su quelle meccaniche più riflessive e meno action che hanno reso celebre questa saga; torna così indiscussa protagonista l'esplorazione della labirintica cittadina, capace da sola di iniettare una buona dose di tensione nel giocatore, accompagnato sempre da quel senso di pericolo e di impotenza nei suoi confronti. Compiendo questo perverso giro turistico per le strade della cittadina possiamo imbatterci anche in diverse missioni secondarie, con scopi più o meno semplici come disattivare il giro di alcune volanti di una polizia alquanto inusuale, arrivando a soddisfare le richieste di qualche personaggio disperso che potrà rivelarsi un valido aiuto per trovare la via di fuga da questo incubo ad occhi aperti. Spesso, inoltre, per compiere queste missioni o semplicemente per progredire con la storia principale, veniamo messi di fronte a enogmi di vario genere: da semplici puzzle ambientali per sbloccare alcuni passaggi a trabocchetti un po' più complicati che richiedono la raccolta di svariati oggetti ed il loro posizionamento, arrivando fino allo sfruttamento delle nostre capacità forensiche ed in questo caso l'introduzione di una lampada UV può essere un valido aiuto, dandoci la possibilità di scorgere indizi altrimenti invisibili grazie agli ultravioletti. Da sottolineare la particolare scelta di permettere al giocatore di regolare distintamente la difficoltà degli enigmi e dell'azione, permettendo quindi di assecondare le preferenze di ognuno.

Parlando di scontri arriviamo al sistema di combattimento, basato principalmente su armi bianche di fortuna come asce, tubi di ferro o semplici bastoni recuperati nelle strade della città, tutte soggette ad usura e che si possono rompere da un momento all'altro, lasciandoci alla mercè delle folli creature che infestano le strade. Le armi sono piuttosto differenziate l'una dall'altra e con diverse caratteristiche: una piccola accetta sarà certamente più veloce da manovrare e più dannosa grazie alla sua lama affilata di un semplice bastone, una grossa ascia antincendio risulta decisamente più dannosa ma inesorabilmente più lenta e così via. Anche questo aspetto contribuisce a quel senso di disagio: trovarsi in uno scontro con due o tre nemici armati di un semplice bastone di legno non sarà una bella esperienza. Nel corso del gioco è inoltre possibile recuperare anche alcune armi da fuoco, ma le munizioni saranno sempre scarse e sta al giocatore decidere quando e se sfruttarle a dovere. Come da perfetta tradizione survival horror, in più di un' occasione la fuga si palesa come la scelta migliore, aspetto troppo spesso trascurato a favore di un impronta action da spara-spara qui fortunatamente assente.

La durata dell' avventura è fortemente influenzata dal modo in cui la affrontiamo: da un minimo di una decina d'ore per compiere solo il necessario, ad una durata nettamente superiore nel caso si vogliano compiere tutte le missioni secondarie ed esplorare palmo a palmo Silent Hill, scoprendone tutti i segreti; nel mio caso specifico sono arrivato a poco meno di quindici ore. Considerando l'alto tasso di rigiocabilità legato ai differenti finali, il fattore longevità non è un problema.

Amore

Un vero survival horror

- Vatra ha centrato in pieno il bersaglio: tornare a far leva su tutte quelle caratteristiche che resero celebre questo genere e Silent Hill, uno dei suoi migliori rappresentanti. Ne risulta un gameplay legato ai canoni storici della serie, andando a prediligere gli enigmi piuttosto che darci un arsenale alla Rambo per fare una strage. I puzzle ambientali, gli indovinelli per trovare la combinazione di una cassaforte, la perenne carenza di munizioni e le fughe a perdifiato da gruppetti di nemici troppo numerosi per le nostre capacità fanno del gameplay di questo Silent Hill Downpour esattamente quello che avrebbe dovuto essere. Bravi!

La vera atmosfera di Silent Hill

- Aspetto fortemente legato alle scelte che contraddistinguono il gameplay è l'atmosfera stessa che si respira durante il nostro peregrinare per le strade di Silent Hill. Quel senso di tensione continua, il decadente design della cittadina, la pericolosità di ogni scontro e le vicende del misterioso Murphy Pendleton imprimere al gioco quel fascino che ha sempre caratterizzato la serie. La trama volutamente lenta, avara di dettagli e nebbiosa proprio come le strade della città, contribuisce a tenerci sulle spine, a spingerci a proseguire per scoprire cosa si cela dietro a questo incubo. Anche in questo caso l'obiettivo dei programmatori cechi è centrato rivelando la loro passione verso questo brand, testimoniata non solo dalle tante scelte fatte ma anche da piccoli cameo collegati agli altri episodi della saga che solo i veri fan riusciranno a cogliere.

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Odio

Nemici sottotono

- Personalmente ho trovato i nemici poco ispirati, meno spaventosi del solito. Oltre a essere solo di quattro o cinque tipologie differenti, il loro design, pur mantenendosi su livelli abbastanza spaventosi, non riesce a reggere il paragone con ciò a cui Silent Hill ci aveva abituato. Il nemico principale del gioco, che ovviamente non vi svelerò, non riesce a reggere il confronto con quel Pyramid Head che fece la storia della serie; stesso dicasi per i nemici standard, meno malati e perversi rispetto ai livelli di eccellenza assoluta dei primi episodi. Su questo aspetto c' è da lavorare; ricordo ancora con terrore le strane movenze delle infermiere deformi del secondo episodio ed a livello di efficacia di suggestione, purtroppo, siamo molto lontani.

Tecnicamente imperfetto

- L'impatto globale del gioco si attesta su livelli buoni, certamente non eccellenti ma più che accettabili. I problemi si manifestano però in altre situazioni: da un lieve tearing presente molto spesso a crolli del framerate in concomitanza dei vari savepoint automatici. In questi casi l'immagine su schermo è soggetta a forti cali, quasi dei blocchi, specialmente se il personaggio sta correndo. Niente di drammatico o che porti problemi al gameplay, ma in alcuni casi questi fenomeni sono certamente fastidiosi e sottolineano il bisogno di un lavoro di perfezionamento al motore di gioco.

Il maestro non c' è più

- Ovviamente sto parlando del grande Akira Yamaoka, geniale mente dietro alle fantastiche musiche di tutta la serie sino ad oggi. Voglio essere chiaro, questo non è un vero e proprio difetto visto che Downpour sfoggia delle musiche e soprattutto degli effetti di buonissima fattura, quanto una semplice constatazione, o quasi un tributo al maestro Yamaoka - passato ad un altra software house - ed alle sue colonne sonore semplicemente stupende: mi mancherà.

Tiriamo le somme

Sebbene non siamo ai livelli di eccellenza dei primi due episodi, Silent Hill: Downpour riesce a fare quello che per molti, me compreso, sembrava ormai impossibile: abbandonare quella smania di action a tutti i costi che pare aver coinvolto ogni genere videoludico, tornando ad un vero survival horror. Il gameplay più riflessivo condito di molti puzzle, la forte componente esplorativa rinforzata dalle tante missioni secondarie e la conseguente buonissima longevità fanno di questo gioco un acquisto consigliato ad ogni fan ed a chiunque sia alla disperata ricerca di quei vecchi survival horror che fecero storia nella scorsa generazione. In una sola parola: finalmente! 8.0

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