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ADR1FT

Recensione - ADR1FT

Cosa si prova a trovarsi a fluttuare da soli nello spazio, tra i rottami di una stazione spaziale ed in condizioni vitali critiche? Vincerà la disperazione, oppure la determinazione nel restare in vita riuscirà a farci trovare la via di casa? Questa è la situazione che vuole farci vivere ADR1FT, la nuova avventura in prima persona di Three One Zero; analizziamola insieme.

Il Gioco

2037, orbita terrestre: ci svegliamo nei panni dell'astronauta Alex Oshima, capitano della stazione HAN IV, all'interno della nostra tuta spaziale e fluttuando nello spazio. Il tempo di aprire gli occhi per capire cosa sta accadendo e veniamo colpiti da una terrificante realtà: la stazione spaziale è lì, davanti a noi, in frantumi. La parte centrale sembra ancora integra, ma i vari "raggi" della struttura a croce della stazione sono stati violentemente separati dalla stessa e fluttuano nello spazio circondati da centinaia di detriti. Come se questo non bastasse, la nostra tuta spaziale, la EVA, è fortemente danneggiata ed oltre ad avere poco ossigeno, i sistemi diagnostici hanno riconvertito la scorta d'aria in forza propulsiva per permetterci di muoverci nello spazio. La situazione sembra disperata.

Questa è la premessa di ADR1FT, che ci vede agire nei panni della comandante Alex - e con visuale rigorosamente in prima persona - nel tentativo di trovare un modo per tornare sulla Terra. Dopo la breve introduzione nella quale viviamo quanto appena descritto, gli obiettivi principali sono trovare delle scorte di ossigeno per la tuta e raggiungere il centro operativo della stazione, fortunatamente ancora intatto, dal quale analizzare la situazione e capire come procedere. Entrambi gli obiettivi richiedono l'utilizzo dei jet della tuta per muoverci a gravità zero sia all'interno che all'esterno dei vari relitti della stazione: il sistema di movimento, che ci viene illustrato in un tutorial prima che inizi il gioco vero e proprio, si basa sulla propulsione fornita da piccoli jet che ci permettono di andare avanti e indietro, salire, scendere e ruotare. Una volta presa una direzione specifica, l'inerzia fa il resto: non servirà più operare sui jet perché continueremo a muoverci in quella direzione a velocità costante, ovviamente finché non daremo altri comandi per fermarci o variare la rotta. Tutto questo è controllabile tramite un sistema che diventa presto piuttosto intuitivo e che richiede l'uso combinato di dorsali, grilletti e stick.

MX Video - ADR1FT

Tramite questo sistema possiamo avvicinarci ad oggetti fluttuanti per afferrarli ed utilizzarli; di fatto gli unici oggetti di questo tipo sono delle bombole d'aria sparse un po' ovunque, necessarie per tenere i livelli d'ossigeno sempre sotto controllo, oltre a varie registrazioni dell'equipaggio ed oggetti collezionabili. Le interazioni col mondo di gioco non finiscono però qui, perché di tanto in tanto ci troveremo ad aprire porte stagne o attivare dei terminali.

Una volta raggiunto il centro di controllo della stazione scopriamo che tutti i sistemi sono in avaria e, se vogliamo riuscire a far partire il guscio di salvataggio, dobbiamo riattivarli uno dopo l'altro. A tal fine dobbiamo raggiungere i vari moduli ormai alla deriva nello spazio, prendendo i loro "nuclei dati" e riportandoli al centro di controllo per riattivare le relative funzioni.

Il gioco ci propone anche delle attività secondarie non obbligatorie e meno scontate: durante le nostre esplorazioni ci può capitare di raccogliere diverse registrazioni audio dei membri dell'equipaggio - ormai tutti deceduti - ed anche di accedere ai terminali con le loro email, così da comprendere cos'è successo alla stazione spaziale ed apprendere anche vari dettagli sulle loro vite. Per aiutarci in questa ricerca troviamo un sistema di scansione a corto raggio che, quando attivato, rivela tutti gli oggetti interagibili come registrazioni, bombole d'ossigeno e terminali, oltre a mostrarci (male, come leggerete più avanti, la posizione dell'obiettivo corrente).

Tutta questa attività di ricerca viene condotta semplicemente seguendo le strutture ed i rottami della stazione, compiendo anche brevi tratti nello spazio aperto, cercando di tenere sempre sotto controllo l'ossigeno raccogliendo continuamente le bombole e cercando di manovrare al meglio la tuta, perché troppi urti porterebbero a danneggiamenti mortali (comunque riparabili in apposite stazioni di manutenzione). Non sono presenti enigmi da risolvere o sezioni più movimentate: questa non è altro che la versione spaziale di avventure esplorative in prima persona (ormai in gergo note come "walking simulators") simili a Gone Home, Dear Esther, Layers of Fear e Firewatch. Il tutto si riduce nell'andare dal punto A al punto B, raccogliere oggetti, leggere documenti (completamente tradotti in italiano, così come lo sono i sottotitoli di dialoghi e registrazioni) e reiterare la sequenza, per un totale di circa 5-6 ore.

Amore

Una stazione in frantumi

- L'aspetto più bello ed affascinante di ADR1FT è indubbiamente quello visivo: la stazione spaziale devastata, con le sue varie parti alla deriva in mezzo a nuvole di detriti e con la Terra che si staglia dietro di essa, offre delle visuali davvero spettacolari. E questo è vero anche per alcuni degli gli interni della stazione, soprattutto quelli ricchi della vegetazione delle colture idroponiche, dove le perdite d'acqua creano miriadi di bollicine fluttuanti a zero G.

Fluttuare nello spazio

- Ottimo il sistema di movimento della tuta EVA, che richiede un po' per essere assimilato appieno ma poi riesce a farci sentire come dei veri astronauti alla deriva nello spazio, grazie ad un'ottima simulazione fisica della spinta dei jet, dell'inerzia e delle nostre interazioni con gli altri oggetti fluttuanti.

Odio

E ora cosa faccio?

- Tra le note negative, quella sul sistema di obiettivi è sicuramente la più rilevante ai fini dell'esperienza di gioco. Quando dobbiamo raggiungere un dato luogo, questo ci viene generalmente indicato con un'icona tramite il sistema di scansione, ma non sempre questo accade: mi è capitato di trovarmi a cercare come un disperato il mio obiettivo tra i rottami senza che il gioco mi indicasse dove fosse. C'è una mini-mappa che indica la direzione per il prossimo obiettivo, ma questa è insufficiente perché dà indicazioni 2D in uno spazio 3D, quindi anche quando ci dice che abbiamo raggiunto la destinazione, può capitare di trovarsi in mezzo allo spazio senza capire dove questa sia. Ovviamente i ripetuti tentativi di trovare la strada giusta portano a consumo di ossigeno e morte, che non sarebbe un problema se il ritorno all'ultimo checkpoint non comportasse dei caricamenti fin troppo lunghi. Insomma, il fattore frustrazione, seppur non sempre presente, è comunque in agguato.

Ripetitività e assenza di enigmi

- Muoviti, raccogli l'ossigeno, leggi mail e raccogli registrazioni, raggiungi l'obiettivo, torna alla sezione centrale, ripeti. Questo è in soldoni il gameplay di ADR1FT. Per carità, una struttura non dissimile da altri blasonati "walking simulator", ma se quelli riuscivano a riempire una struttura monotona con una grande varietà di ambienti, dettagli e talvolta anche enigmi, qui invece troviamo solo una eccessiva monotonia di ambientazioni e cose da fare. All'inizio il gioco stupisce, ma già dopo un paio d'ore la noia diventa insistente.

Storytelling

- La storia di ADR1FT e quella dei vari membri dell'equipaggio potrebbe essere interessante, ma viene spezzettata in una miriade di registrazioni, email e comunicazioni radio dalla Terra rendendo difficile seguire e comprendere il tutto. Si sarebbe potuto fare molto di meglio, ad esempio narrando visivamente i momenti chiave della storia tramite registrazioni video, foto dei membri del team o tramite i loro cadaveri fluttuanti (come mai non ce n'è neanche uno?) e così via. I ragazzi di Three One Zero non sembrano essere riusciti a cogliere il meglio che questo genere è in grado di offrire.

Tiriamo le somme

ADR1FT ci offre un'ambientazione estremamente affascinante mettendoci nei panni di una astronauta alla deriva e determinata a tornare a casa, ma il tutto si riduce purtroppo ad una serie di operazioni ripetitive in ambienti fin troppo spesso simili tra loro, portando alla noia quando non alla frustrazione per via di un sistema di segnalazione degli obiettivi non sempre efficace. E' sicuramente un'esperienza interessante, ma con la giusta cura avrebbe potuto essere molto di più.
6.5

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L'autore

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Classe '72, dall'animo geek e appassionato da sempre di videogiochi e informatica, nel 2002 è cofondatore di MX. Il sito parte per gioco ma diventa una parte sempre più importante della sua vita insieme a lavoro, famiglia e troppi altri interessi: questo lo costringe a rimandare continuamente i suoi piani di dominio sul mondo.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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