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Dragon Ball Z: Ultimate Tenkaichi

Recensione - Dragon Ball Z: Ultimate Tenkaichi

di TheFury87 P 10 nov 2011
Nonostante abbia visto la luce ormai più di vent’anni fa, Dragon Ball continua ad essere uno degli anime/manga più apprezzati e seguiti al mondo. Ed ovviamente molte sono state le trasposizioni videoludiche di questa splendida serie: scopriamo insieme se Spike, con il nuovo Dragon Ball Z: Ultimate Tenkaichi, sia riuscita a fare centro e a creare ciò che i fan più accaniti hanno sempre sperato di vedere su console.

Il Gioco

Dragon Ball Z: Ultimate Tenkaichi è il quarto titolo ispirato al mondo di Dragon Ball ad approdare su Xbox 360 dopo Dragon Ball Z Burst Limit e i due capitoli della serie Raging Blast. Come è facile intuire già dal nome stesso del gioco, l’ultima produzione di Spike è fortemente incentrata sugli avvenimenti della serie Z del manga creato da Akira Toriyama: la modalità principale, ovvero la Storia, ripercorre infatti l’intera vicenda narrata nel manga e nell’anime, dall’arrivo di Radish sulla Terra fino allo scontro finale con Majin Bu, con l’inserimento qua e là di alcune battaglie e personaggi estratti da Dragon Ball GT e da alcuni OAV (ovvero film che narrano vicende parallele a quelle del manga originale). L’intera modalità è incentrata esclusivamente sui combattimenti, con qualche intermezzo che racconta gli eventi accaduti tra uno scontro e l’altro. Accanto alla Storia trova spazio la modalità Eroe, nella quale è possibile creare un proprio alter ego virtuale tramite un editor decisamente completo (anche se l’unica razza disponibile è quella dei Saiyan) ed affrontare un’avventura completamente originale in un mondo parallelo a quello di Dragon Ball. Quest’ultima modalità è leggermente più variegata rispetto alla Storia, perché oltre ad offrire i classici combattimenti include un sistema di crescita del personaggio basato sui Punti Esperienza, da ottenere tramite allenamenti con alcuni Maestri o semplicemente lottando nei combattimenti previsti dalla trama. E’ poi possibile sbloccare accessori per modificare l’aspetto esteriore del nostro personaggio, mosse speciali e stili di combattimento particolari. Sia in Storia che in Eroe è possibile esplorare liberamente la mappa del mondo tra uno scontro e l’altro, ma come vedremo nel corso della recensione queste fasi non rappresentano una vera alternativa nel gameplay rispetto ai combattimenti. Chiudono il cerchio le modalità Addestramento (in cui apprendere tutti i comandi di gioco tramite dei tutorial) e i classici combattimenti veloci, affrontabili sia in single player che in multiplayer locale e tramite Live.

Per quanto riguarda il gameplay, Spike propone un sistema di combattimento decisamente diverso dal solito: a differenza dei soliti picchiaduro (e anche degli ultimi capitoli di questa saga videoludica), Dragon Ball Z: Ultimate Tenkaichi è quasi totalmente incentrato sui Quick Time Events. Ciò significa che sostanzialmente non esiste un tasto per i pugni, uno per i calci e via dicendo, ma ci sono solo dei comandi che servono ad avviare alcune combo pre-determinate: ad esempio, in uno scontro ravvicinato si può solo premere X o Y per attaccare, e a seconda del tasto scelto si avvia una serie di colpi in cui il giocatore può solo intervenire per prolungare la combo, premendo di nuovo X o Y quando richiesto a schermo. Per difendersi invece, bisogna semplicemente indovinare il tasto scelto dall’attaccante: premendo quello giusto parte il contrattacco, mentre se si sbaglia inizia la combo dell’avversario, durante la quale si può tentare di recuperare la situazione premendo velocemente i 4 tasti colorati. E l’intero combattimento è strutturato in questo modo: di qualsiasi tipo di mossa si tratti, bisogna semplicemente premere il tasto indicato a schermo per attaccare o indovinare le mosse dell’avversario per difendersi. Ci sono poi due indicatori di energia da riempire per lanciare le mosse Speciali e per difendersi da esse: colpendo l’avversario si carica la barra relativa al lancio delle mosse Speciali (ogni lottatore ne ha a disposizione due), mentre tenendo premuto il d-pad verso il basso si carica la barra che serve a difendersi da esse. Quando uno dei due combattenti raggiunge uno stato critico, oltre alle mosse Speciali si attiva la possibilità di lanciare gli attacchi Finali, ancor più devastanti rispetto ai precedenti ma che richiedono un consumo maggiore di energia. Infine, nel caso il personaggio utilizzato lo preveda, è possibile trasformarsi in Super Saiyan oppure effettuare delle Fusion (se si usa Goku ci si può fondere con Vegeta e via dicendo).

Amore

Fuochi d'artificio

- Uno degli aspetti che ha contribuito a fare di Dragon Ball uno degli anime più popolari ed amati al mondo è senza dubbio l’altissimo tasso di spettacolarità dei combattimenti. E sotto questo punto di vista, il lavoro di Spike è stato decisamente buono: gli scontri sono una fedele riproduzione di quanto abbiamo potuto ammirare nella serie TV, con velocissimi scambi di colpi, interminabili combo e gigantesche esplosioni di energia che, in alcuni casi, sono in grado di creare immensi crateri sul campo di battaglia. Ottima è anche la resa grafica dei personaggi: il mix di cel-shading e 3D con cui sono riprodotti li rende visivamente persino più accattivanti rispetto al cartone animato, e la cura dei particolari sia nell’abbigliamento che nell’uso delle mosse caratteristiche contribuisce ulteriormente a dare ad ognuno di loro lo stesso identico carisma delle controparti presenti nell’anime.

Odio

Combattimenti noiosi e ripetitivi

- Il particolare sistema di combattimento messo a punto da Spike, imbottito di Quick Time Events in praticamente qualsiasi momento dello scontro, non fa altro che rendere il gioco estremamente ripetitivo dall’inizio alla fine. Ogni match non è altro che un continuo susseguirsi delle stesse sequenze: una o due combo (come detto completamente automatiche) bastano per riempire la barra energetica necessaria a lanciare un attacco speciale, al termine del quale l’avversario ha già perso almeno metà della sua energia vitale. Basta quindi ripetere il tutto una seconda volta per mettere K.O. il nemico, concludendo lo scontro in meno di 2 minuti. E di certo non aiuta la situazione il fatto che ogni personaggio incluso in Dragon Ball Z: Ultimate Tenkaichi differisce dagli altri solo nell’aspetto fisico e negli attacchi speciali: il livello di difficoltà è quindi lo stesso dall’inizio alla fine del gioco, indipendentemente da chi è coinvolto nello scontro. In linea di massima, l’idea di inserire alcuni Quick Time Events nel corso del combattimento non è male (soprattutto in un gioco che deve per forza di cose lasciare spazio anche ad azioni scriptate, visto che altrimenti sarebbe impossibile rispettare i reali accadimenti dell’anime originale) ma forse si poteva limitare l’utilizzo degli stessi al lancio (e alla difesa) dei soli attacchi speciali che concludono un match, affidandosi per il resto dello scontro al sistema di controllo tipico dei picchiaduro.

Quando la trama conta

- In un gioco che ha come scopo quello di ripercorrere l’intera vicenda narrata in Dragon Ball Z (sia del manga originale che del cartone animato), ci si aspetterebbe che la trama fosse ben riprodotta, facendo affidamento magari alle sequenze animate tratte direttamente dalla serie TV che ha spopolato per anni e anni in tutto il mondo. Purtroppo, ciò accade solo in parte: in alcuni rari momenti della modalità Storia le vicende sono riassunte in brevi spezzoni tratti dal cartone animato, ma per la maggior parte delle volte l’unico punto di connessione tra uno scontro appena terminato e quello successivo è un interminabile testo che scorre in maniera estremamente lenta su schermo e che spiega sostanzialmente tutto ciò che è accaduto nel tempo trascorso tra i due combattimenti (con anche qualche strafalcione qua e là che gli appassionati di Dragon Ball noteranno al volo). Quando si decide di realizzare la versione videoludica di un popolarissimo anime e si ha la possibilità di attingere a piene mani dalle sequenze animate che tutti abbiamo visto almeno una volta nella vita, affidare la quasi totalità della narrazione ad un semplice testo è, dal mio punto di vista, un clamoroso autogol.

Esplorazione limitata

- Come detto precedentemente, in modalità Storia ed Eroe è possibile esplorare liberamente la mappa del mondo tra uno scontro e l’altro. Tuttavia, questa sezione dà l’impressione di essere stata inserita come semplice riempitivo tra i combattimenti, piuttosto che rappresentare una valida alternativa nel gameplay di Dragon Ball Z: Ultimate Tenkaichi: infatti, durante questa fase si può solo gironzolare alla ricerca delle Sfere del Drago e affrontare combattimenti secondari del tutto inutili, visto che in modalità Storia non portano alcun beneficio mentre in Eroe contribuiscono ad aumentare le proprie statistiche, ma solo in maniera infinitesimale. E a causa della ripetitività degli scontri come evidenziato in precedenza, ben presto le fasi di esplorazione della mappa diventano niente più che una scocciatura in cui non si fa altro che volare per raggiungere il luogo in cui si terrà il prossimo combattimento. Sarebbe bastato inserire qualche minigioco o qualche collezionabile da cercare (a parte le Sfere del Drago che sono chiaramente indicate sulla mappa) per rendere la fase di esplorazione della mappa quantomeno degna di esistere: invece, per come è stata realizzata mi sento di dire che se ne poteva tranquillamente fare a meno.

Tiriamo le somme

Spike aveva un’occasione più unica che rara: potendo contare su una trama già scritta e su un cast di personaggi del carisma di quelli che tutti conosciamo, lo studio giapponese poteva concentrarsi esclusivamente su due aspetti fondamentali nel mercato odierno quali la grafica e il gameplay, tralasciando tutto il resto. E se sul primo aspetto il lavoro è stato decisamente buono, sul secondo Spike ha letteralmente fatto un buco nell’acqua: Dragon Ball Z: Ultimate Tenkaichi è un gioco ripetitivo, con scarso bilanciamento del livello di difficoltà e con evidenti limiti di gameplay sia durante i combattimenti che nell’esplorazione della mappa. Anche gli appassionati faranno fatica a trovare di che divertirsi in questo titolo: chi sognava di vedere un videogioco degno della straordinaria bellezza dell’anime originale dovrà ancora aspettare. 5.5

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L'autore

Nato con il joypad in mano e cresciuto a pane e Final Fantasy, nel 2006 entra a far parte dello staff di MX. Alla costante ricerca di gemme nascoste del mercato videoludico, con il tempo si specializza soprattutto nella recensione di tutti quei titoli che ogni giocatore sano di mente lascerebbe a marcire sugli scaffali dei negozi.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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