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Splatterhouse

Recensione - Splatterhouse

Dopo oltre vent'anni Namco Bandai ha deciso di riesumare Splatterhouse, storico picchiaduro a scorrimento che all’epoca si fece notare per le atmosfere cupe e l’esagerata violenza che lo caratterizzavano. Andiamo a scoprire in che modo la software house ha rivisitato il coin-op originale per adeguarlo agli attuali standard.

Il Gioco

Come nella miglior tradizione dei classici da sala giochi, in Splatterhouse vestiamo i panni del paladino di turno alla ricerca della propria principessa (leggasi fidanzata) rapita da un sanguinario scienziato pazzo. Per il giovane e non certo molto prestante Rick, l’impresa di salvare la propria amata Jennifer dalle grinfie del folle e delle sue spaventose creature non morte non è certo impresa fra le più semplici, ma fortunatamente il rinvenimento di un’antica maschera azteca, dimora di una demoniaca presenza, gli semplifica di non poco il lavoro. La maschera conferisce a Rick una forza sovrumana, trasformandolo in una brutale macchina di distruzione in grado di fare letteralmente a pezzi le feroci aberrazioni che si frappongono fra di lui e la sua bella. Questa la base narrativa, apparentemente banale ma dai risvolti molto interessanti, su cui poggia un picchiaduro a scorrimento dalle meccaniche molto tipiche, contraddistinto però da una dose di violenza e sangue senza eguali.

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Sin dal nostro primo contatto con le ripugnanti creature del Dr. West appare chiaro che la strada scelta da Namco per ricreare le violente atmosfere della saga originale è quella di far leva sulla macelleria più spinta, sullo spargimento di ettolitri di sangue e su mutilazioni e squartamenti di ogni genere. Nel corso dei dodici capitoli che compongono quest’avventura, Rick entra in contatto con numerosissime figure tanto ostili quanto pericolose, ed il suo obbiettivo sarà uno soltanto: sbarazzarsene nella maniera più rapida e sanguinosa possibile. Il potere della maschera nasce infatti dalla sua capacità di assorbire la necroenergia delle vittime attraverso il loro sangue, con la conseguenza che quanta più linfa vitale riusciremo a spillare ai nemici, tanto più i poteri della maschera cresceranno.

Oltre a riuscire a sanare le ferite che si apriranno inevitabilmente sul nostro corpo durante gli scontri (con tanto di viscere in bella vista), i poteri della maschera ci consentono anche di sferrare attacchi speciali particolarmente violenti e potenti e, se saremo in grado di riempire a sufficienza la barra della necroenergia, potremo addirittura scatenare tutto il potere del demone entrando nel cosiddetto stato Berserk, che vede il corpo di Rick mutare ulteriormente aumentando considerevolmente in dimensioni, potenza e velocità, con la crescita di lunghe lame sugli avambracci.

Per farci largo tra le orde di nemici, oltre che sulla forza dei nostri muscoli possiamo fare affidamento anche su una serie di armi come pali, spade, mazze da baseball, fucili a pompa e sull’immancabile motosega: le dosi di sangue che vedrete schizzare sullo schermo quando userete tali strumenti raggiunge picchi davvero estremi. E se non avessimo a disposizione alcuna arma ma ne avessimo urgente necessità? Semplice: basta afferrare il primo mostro a portata, strappargli via gli arti ed utilizzarli a nostro vantaggio. Crudele ma pratico.

Amore

Azione e violenza allo stato puro

- Splatterhouse è il titolo ideale per chiunque abbia voglia di cimentarsi in un action game che offra azione immediata, senza tanti fronzoli e senza soluzione di continuità. Nessun cervellotico enigma da risolvere od altre amenità simili: solo un mare di nemici da spazzare via, un oceano di sangue e, naturalmente, moltissime scene splatter. Il gameplay risulta divertente ed appagante nella sua semplicità, anche grazie ad un numero sufficientemente elevato di combo ed abilità sbloccabili che rendono gli scontri piuttosto dinamici e vari. Graditissima poi la presenza di sezioni in 2D, omaggio al titolo originale, che spezzano di tanto in tanto l’azione di gioco senza tuttavia risultare troppo invadenti. Menzione d’onore alle cosiddette “Splatterkills”, uccisioni che, volendo citare un altro titolo che di violenza ne sa qualcosa, Mortal Kombat, fungono da fatality per i nemici ormai moribondi e che spiccano per particolare cruenza.

Suoni di morte

- Cosa c'è di meglio in un simile tripudio di visceri sparsi al suolo, arti mozzati e corpi decapitati, che una colonna sonora molto ruvida e cattiva? Ecco allora l’azione venir sottolineata ed arricchita da velocissimi e pesantissimi pezzi death metal, che colpiscono i nostri timpani con la forza di una mazza da baseball in un matrimonio di suoni ed immagini magistralmente celebrato. La soundrtack è composta da un considerevole numero di brani tutti davvero molto forti, appartenenti a molti gruppi diversi tra cui Mastodon e Municipal Waste.

Sorprese extra

- Una volta conclusa la modalità storia, che vi impegnerà per una dozzina d’ore già al livello di difficoltà più basso, Splatterhouse ha un altro paio di chicche da offrire. La prima è costituita da una modalità “Arena” dove fronteggiare ondate di mostri via via più numerosi e nemici sempre più potenti: una feature non originalissima ma che comunque riesce a regalare qualche altra ora di sana violenza e divertimento. Altra perla che farà sicuramente la gioia dei nostalgici è costituita dalla presenza sul disco dei tre arcade originali, sbloccabili previo completamento di determinati capitoli della storia principale.

Umorismo nero

- Spesso il gioco ci propone a divertenti scambi di battute tra Rick e la maschera infernale che, dotata di una propria coscienza e di uno spiccato senso dell’humor, in più d’un occasione riesce a strapparci qualche sorriso, conferendo all’azione una connotazione fortemente grottesca.

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Odio

Telecamera difficoltosa

- Il principale problema di Splatterhouse sta in una gestione della telecamera non propriamente ottimale. Come in moltissimi altri giochi del genere, questa è ruotabile a piacere dal giocatore mediante l’utilizzo dell’analogico destro, e fin qui nessun problema: il guaio è che la visuale si sposta in maniera davvero troppo lenta rispetto al ritmo piuttosto incalzante dell’azione, e ciò costringe in alcuni casi il giocatore a “combattere alla cieca”, menando fendenti a vuoto sino a quando non sia riuscito a collocare la telecamera nella posizione migliore. Questo intoppo, pur non rendendo Splatterhouse ingiocabile o frustrante, ne macchia innegabilmente il gameplay, trasmettendo in molte occasioni una sensazione di forte seccatura.

Noie dal fronte tecnico

- A dispetto di una realizzazione artistica del protagonista e dei suoi nemici piuttosto ispirata e dell’utilizzo di una gradevole grafica in cel shading che rende le violente immagini sullo schermo molto più tollerabili e “fumettose”, il comparto grafico di Splatterhouse non convince appieno. A texture a volte poco definite e piatte si accompagna una mancanza di dettaglio sin troppo evidente, che trova il suo apice nelle sessioni di gioco all’aperto, alcune delle quali estremamente spoglie e prive di mordente. Se a ciò andiamo a sommare la presenza di un marcato aliasing, il sin troppo frequente presentarsi di fenomeni di compenetrazione poligonale ed imperfezioni visive varie oltre ad un non solidissimo frame-rate, il quadro sul fronte tecnico visuale non è certo dei migliori.

Ripetitività

- Molti dei picchiaduro a scorrimento ad oggi sul mercato sono afflitti da un eccessiva ripetitività nel gameplay, che alla lunga tende a risultare tediosa: purtroppo anche Splatterhouse eredita dal proprio genere ludico questo carattere, offrendo, alla lunga, un’azione un po’ monotona. Ad aggravare tale situazione la scarsa difformità nelle tipologie di nemici presenti, un numero davvero esiguo di boss che finiscono in definitiva per ripetersi troppe volte ed un design dei livelli eccessivamente lineare, che poco o nulla concede all’esplorazione.

Tiriamo le somme

Splatterhouse è in fin dei conti un titolo discreto che riesce, nonostante alcuni aspetti non propriamente eccelsi, a divertire ed impegnare il giocatore per il corso di tutta la sua durata, riuscendo a stimolarlo ed incuriosirlo anche grazie ad un’interessante trama. Un gioco senza grosse pretese, che risulterà sicuramente appetibile ai fan della saga, la cui rivisitazione può dirsi senz’altro riuscita, agli amanti dell’azione nuda e cruda e naturalmente a tutti coloro che ne sapranno apprezzare le ultraviolente situazioni. 7.2

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Commenti

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