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Outcast: Second Contact
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Outcast: Second Contact - provato alla Milan Games Week

Bigben e Appeal si preparano a portare sulle nostre console Outcast: Second Contact, remake del rivoluzionario titolo che nel 1999 introdusse il concetto di esplorazione open world in un mondo 3D ben prima dell'acclamato GTA III. Abbiamo potuto provarlo in anteprima alla Milan Games Week: eccovi le nostre impressioni.
Nell'ormai lontano 1999 uscì un curioso gioco d'avventura e azione sci-fi di nome Outcast, incredibilmente acclamato ai tempi per via della sua struttura esplorativa open world, ma purtroppo rapidamente dimenticato tanto che lo studio belga Appeal, responsabile del titolo, fallì ed il previsto sequel non fu mai terminato. Presto avremo la possibilità di giocare al remake del titolo originale realizzato dagli stessi autori ed intitolato Outcast: Second Contact, in cui ritroveremo il protagonista Cutter Slade sul misterioso pianeta alieno Adelpha, nel bel mezzo di un conflitto tra razze.

Nella demo provata alla Milan Games Week ho potuto osservare le prime fasi del gioco più lineari, prima che le varie aree del pianeta si aprano a un'esplorazione open world con ampia libertà. Se le feature del gioco originale verranno mantenute, sarà quindi possibile girare liberamente ed esplorare come si vuole, interagendo con ogni personaggio per capire meglio la storia del luogo. Nelle fasi iniziali si fa conoscenza della razza aliena pacifica dei Talan, che vedono in Cutter il loro salvatore, ma nemmeno lui sa esattamente perché e che diavolo dovrebbe fare; questo avviene in un villaggio alieno di stampo leggermente fantasy, simile al mondo innevato di Dreamfall: The Longest Journey. Indubbiamente anche il giocatore è a questo punto alquanto confuso, ma i dialoghi aiutano a capirci qualcosa, con tanto di spiegazione tra parentesi per i nomi di persone, pianeti e così via per non essere subito bombardati di nomi senza contesto alcuno. I dialoghi sono prettamente lineari, anche se le frasi dette dipendono sia dal caso che dal rapporto che i personaggi hanno col protagonista. Se li trattiamo con rispetto e decenza, saranno più propensi a dirci segreti e aiutarci nella nostra avventura, mentre se decideremo di terrorizzarli con le armi o addirittura ucciderli prevedibilmente il loro modo di approcciarsi a noi cambierà drasticamente. Inoltre uccidere un personaggio chiave per la storia del gioco comporta il game over immediato, quindi c'è da fare attenzione anche qualora si decida di creare un regno del terrore.

MX Video - Outcast: Second Contact

Alla base Outcast: Second Contact è comunque un gioco d'azione in terza persona: immaginatevi una specie di Mass Effect molto semplificato, con la possibilità di cambiare arma al volo all'interno di una grande varietà di armamenti ultratecnologici. Possiamo muoverci anche con ampi salti grazie al jetpack del protagonista, e i combattimenti spesso vedono l'utilizzo di coperture e tattiche di aggiramento dei nemici per prevalere, perché le armi saranno anche potenti ma la salute è comunque limitata. In questo senso, il remake di Outcast cattura egregiamente l'essenza del gioco originale, dove contava di più dire le parole giuste e scegliere chi combattere che entrare ad armi spianate. Per prendere dimestichezza coi comandi troviamo pratico tutorial iniziale dove uno degli alieni propone al giocatore una serie di rapidi test per insegnargli le basi dei movimenti e del combattimento. Salti, nuoto, sparatorie, fasi stealth, ma il giocatore presto capisce che c'è anche una fase di esplorazione con tanto di materiali e oggetti da scovare, elementi che renderanno le numerose missioni (anche secondarie) del gioco completo più variegate e piene di cose da fare.

Il titolo originale non era certo un portento dal punto di vista tecnico, le grandi innovazioni tecnologiche se le contendevano gli sparatutto in soggettiva ad alto tasso adrenalinico, e purtroppo anche questo remake si trova in una situazione simile. Graficamente parliamo di un gioco che sembra della scorsa generazione di console, il tutto con rallentamenti e tanti piccoli bug che sono però perdonabili considerando che non si tratta di un gioco troppo frenetico basato sull'azione, e soprattutto perché si tratta di un titolo ancora in via di sviluppo, in arrivo nei prossimi mesi.

Quanto visto e provato è probabilmente un po' poco per giudicare degnamente il titolo, visto che la mia avventura è finita proprio quando si apriva il mondo di gioco verso le lande di Adelpha. Sono sicuramente entusiasta di poter rivivere questa particolarissima risalente a due decenni fa e dotata di tante meccaniche di gioco interessanti, tra cui la possibilità di muoversi a cavallo su di una creatura aliena e la capacità di manipolare l'esito della guerra tramite la diplomazia rendendo così più o meno massicce le risorse che le razze aliene dedicano alle forze belliche. La demo provata mostrava poco di tutto questo, ma qualche intoppo tecnico a parte sembrava catturare fedelmente la storia, lo stile e il senso di Outcast. Naturalmente saremo qui ad aggiornarvi delle novità appena ne avremo a disposizione!

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L'autore

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Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, il mondo di Halo lo avvicina alle console Microsoft. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

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